<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Eccehomo</title>
	<atom:link href="http://www.eccehomo.it/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://www.eccehomo.it</link>
	<description>Ritorno alla vita</description>
	<lastBuildDate>Sat, 03 Jul 2010 13:46:29 +0000</lastBuildDate>
	<generator>http://wordpress.org/?v=2.9.2</generator>
	<language>en</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
			<item>
		<title>La mano</title>
		<link>http://www.eccehomo.it/2010/07/la-mano/</link>
		<comments>http://www.eccehomo.it/2010/07/la-mano/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 03 Jul 2010 13:46:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabio Faccin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Il gioco più bello del mondo]]></category>
		<category><![CDATA[mano]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.eccehomo.it/?p=118</guid>
		<description><![CDATA[La mano, che accoglie o rifiuta il mondo, così diversa dalle zampe degli altri animali.
&#8221; Una stretta di mano &#8220;.
&#8221; Metta giù le mani! &#8220;.
&#8221; L&#8217;ho accolto nella mia mano &#8220;.

Com&#8217;è la tua mano?
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La mano, che accoglie o rifiuta il mondo, così diversa dalle zampe degli altri animali.</p>
<p>&#8221; Una stretta di mano &#8220;.</p>
<p>&#8221; Metta giù le mani! &#8220;.</p>
<p>&#8221; L&#8217;ho accolto nella mia mano &#8220;.</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p><strong>Com&#8217;è la tua mano?</strong></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.eccehomo.it/2010/07/la-mano/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Disturbi al sistema di generazione del movimento: I parte.</title>
		<link>http://www.eccehomo.it/2010/05/disturbi-al-sistema-di-generazione-del-movimento-i-parte/</link>
		<comments>http://www.eccehomo.it/2010/05/disturbi-al-sistema-di-generazione-del-movimento-i-parte/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 23 May 2010 10:40:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabio Faccin</dc:creator>
				<category><![CDATA[In primo piano]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.eccehomo.it/nuovo/?p=87</guid>
		<description><![CDATA[Disturbi al sistema di generazione del movimento: I parte.
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.eccehomo.it/wp-content/uploads/2010/05/Sindromi_cerebellari.doc">Disturbi al sistema di generazione del movimento: I parte.</a></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.eccehomo.it/2010/05/disturbi-al-sistema-di-generazione-del-movimento-i-parte/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Il Cristianesimo ed il corpo: dal sospetto alla psicologizzazione?</title>
		<link>http://www.eccehomo.it/2009/07/il-cristianesimo-ed-il-corpo-dal-sospetto-alla-psicologizzazione/</link>
		<comments>http://www.eccehomo.it/2009/07/il-cristianesimo-ed-il-corpo-dal-sospetto-alla-psicologizzazione/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 22 Jul 2009 16:07:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabio Faccin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Un libro per ogni stagione]]></category>
		<category><![CDATA[corpo]]></category>
		<category><![CDATA[cristianesimo]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.eccehomo.it/nuovo/?p=48</guid>
		<description><![CDATA[Dal Vangelo di Marco ( 65-70 d.c. ):
&#8220;E mentre essi mangiavano, preso del pane, benedicendo
lo spezzò, e diede loro e disse: Prendete, questo è il mio corpo.&#8221;
Dio che si fa corpo, e poi corpo che si spezza per tutti.
Gesto inaudito, che sacralizza il corpo, liberandolo dalla prospettiva tragica del pensiero Ellenistico, dalle spiritualizzazioni impossibili della [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Dal Vangelo di Marco ( 65-70 d.c. ):<br />
&#8220;<em>E mentre essi mangiavano, preso del pane, benedicendo<br />
lo spezzò, e diede loro e disse: Prendete, questo è il mio corpo.</em>&#8221;</p>
<p>Dio che si fa corpo, e poi corpo che si spezza per tutti.</p>
<p>Gesto inaudito, che sacralizza il corpo, liberandolo dalla prospettiva tragica del pensiero Ellenistico, dalle spiritualizzazioni impossibili della cultura Indiana, dalla ricerca dell&#8217;equilibrio perfetto dei saggi Cinesi, dalla necessità di venire a patti con la natura che emerge dal “ Sud ” e dal “ Nord ”del mondo.<br />
<span id="more-48"></span></p>
<p>Corpo sacro, corpo finalmente umano.</p>
<p>L&#8217;annuncio evangelico travolge l&#8217;apparente stabilità dell&#8217;Impero Romano, facendolo diventare improvvisamente vecchio, superato: abolendo l&#8217;aborto e l&#8217;infanticidio, rifiutando l&#8217;omosessualità come pratica pur accogliendo ogni persona come un fratello, dividendo il potere politico da quello religioso, prendendosi cura di chiunque fosse nell&#8217;indigenza, le nascenti comunità cristiane gettarono le basi di quel sistema sociale in cui noi tuttora ci riconosciamo.</p>
<p>Più ancora, il mondo antico fu sconvolto dall&#8217;introduzione della parità tra l&#8217;uomo e la donna: in nessuna società, in nessuna religione ( né prima né dopo il cristianesimo ) il battesimo così come il rito matrimoniale sono identici sia per il maschio che per la femmina. In nessuna società e in nessuna religione ( né prima né dopo il cristianesimo ) la fedeltà coniugale reciproca viene posta sullo stesso piano della fedeltà al proprio Dio.</p>
<p>Veri e propri riti di iniziazione moderni, battesimo, matrimonio e fedeltà coniugale, permisero lo sviluppo dei concetti di parità dei diritti nella famiglia e quindi nella società.</p>
<p>Eppure, all&#8217;interno delle stesse comunità cristiane e prima ancora che i Vangeli vengano scritti, il concetto di corporeità muterà velocemente, divenendo presto un peso da portare piuttosto che la manifestazione del divino.<br />
La gioiosità incontenibile che emergeva festosa tra i primi fedeli ( le nascenti comunità cristiane terminavano le cerimonie con il bacio d&#8217;amore tra uomini e donne, molti cadevano in estasi ) viene rapidamente repressa. La donna, in particolare, viene “invitata” a liberarsi di tutto ciò che può “distrarre” l&#8217;uomo dalla ricerca di Dio.</p>
<p>Scrive infatti S. Paolo, alcuni anni prima della stesura dei Vangeli:<br />
- “ La donna impari in silenzio, con perfetta sottomissione. Non permetto alla donna d&#8217;insegnare, né di dominare sull&#8217;uomo, ma che stia in silenzio ” ( I lettera a Timoteo ).<br />
- “ Le donne siano soggette ai loro mariti come al Signore, poiché l&#8217;uomo è capo della donna come anche il Cristo è capo della chiesa, lui, salvatore del corpo ” ( Lettera agli Efesini ).<br />
- “ E&#8217; cosa buona per l&#8217;uomo non avere contatti con donna ” ( I lettera ai Corinzi ).<br />
- “ Colui che sposa la sua vergine fa bene, e chi non la sposa fa meglio “ ( I lettera ai Corinzi ).<br />
- “ Anche le donne anziane abbiano un comportamento quale si addice ai santi (…) per insegnare alle giovani a essere sagge, ad amare i loro mariti e i loro figli, a essere prudenti, caste, attaccate ai loro doveri domestici, buone, sottomesse ai loro mariti, perchè non sia vituperata la parola del Signore ” ( Lettera a Tito ).</p>
<p>Il corpo diviene “ qualcosa da salvare “, se si tratta del corpo dell&#8217;altro, del peccatore; “ qualcosa da abbandonare “ se si tratta del corpo proprio, soprattutto per quel che riguarda l&#8217;impulso alla relazione.</p>
<p>Pochi decenni più tardi, Clemente Alessandrino potrà scrivere: “ gli uomini (…) devono odorare non di profumi ma di bellezza e bontà, e la donna emani il profumo del Re, cioè di Cristo, non quello di polveri e unguenti: sia unta sempre del carisma immortale della castità e si rallegri del santo unguento che è lo spirito “ ( Il pedagogo, II, 65.2 &#8211; II secolo d.c. ).</p>
<p>Rimosso anche il più carnale dei sensi, quello legato alla sensualità, il corpo diviene figura di qualcos&#8217;altro, un “ essere peccatore “ per eccellenza; la liberazione <strong>del</strong> corpo dalle sue paure attuata dall&#8217;annuncio evangelico diverrà rapidamente fuga <strong>dal</strong> corpo da parte di una presunta anima, in ciò stesso contraddicendo l&#8217;esperienza terrena del Nazzareno.</p>
<p>Il corpo viene diviso in due: il corpo del religioso, perfetto perchè teso verso Dio; e il corpo del laico, “ debole “ per natura, “ abbruttito “ dal desiderio della relazione con l&#8217;altro sesso.</p>
<p>Eppure, proprio nella relazione emerge in tutto il suo spessore la differenza tra l&#8217;essere umano e gli altri animali: praticamente privo di istinti fin dal momento del concepimento, l&#8217;uomo costruisce il proprio mondo facendone esperienza.<br />
Con un arto superiore che, attraverso la mano, è capace di muoversi a 360° nello spazio, con un arto inferiore che, attraverso il piede, gli permette di spostarsi su tutti i piani, con i sensi disposti ad afferrare qualunque impulso, con una struttura respiratoria modellata per l&#8217;attività fonatoria e un apparato genitale capace di qualunque movimento indipendentemente dalle necessità riproduttive, il corpo umano si distacca dal resto del mondo animale, che è invece costretto a vivere in funzione della propria natura.<br />
Anche i mammiferi geneticamente a noi più “ simili “, al posto della mano hanno una zampa, al posto del piede una appendice prensile. Con i sensori relati al proprio specifico ambiente, vincolate all&#8217;utilizzo del sistema fonatorio e di quello riproduttivo in funzione dell&#8217;istinto, anche le scimmie rimangono quello che sono, animali.</p>
<p>Solo l&#8217;essere umano deve continuamente scegliere il proprio modo di essere al mondo, selezionando, dal profluvio di segnali a cui viene sottoposto e dalla varietà infinita delle azioni che è in grado di effettuare, l&#8217;atto che risulta essere più opportuno per vivere.<br />
In questo senso, l&#8217;annuncio evangelico della risurrezione, orientando il corpo verso Dio, lo rende sacro già qui sulla terra.<br />
Scoperta meravigliosa, la consapevolezza del proprio destino libera l&#8217;uomo dalla paura della fine, permettendogli finalmente di vivere la vita, piuttosto che cercare di scampare alla morte.</p>
<p>Ma è una gioia che dura un attimo.<br />
Subito dopo, rifiutando la corporeità del vivere, la fede diverrà religione, istituzione, repressione.</p>
<p>E oggi?<br />
Che cos&#8217;è il corpo, per il cristiano del III millennio?</p>
<p>Dopo che un Papa, pur tra mille reticenze, è riuscito a chiedere scusa per gli errori commessi nel passato, si può dire sia evangelicamente risolta la molto poco evangelica diatriba che da sempre ha contrapposto lo “ spirito alla carne ”?</p>
<p><strong>Tredimensioni ( Ancora editore, f.to 240&#215;170, circa 110 pag., quadrimestrale )</strong> è una splendida rivista, nata pochi anni fa con il preciso scopo di “ studiare la personalità umana secondo un approccio di psicologia del profondo nel quadro dell&#8217;antropologia cristiana “ ( dal primo editoriale, 2004 ). Il tentativo è quindi quello di proporre utili strumenti psicologici e spirituali per chi si occupa di formazione e di educazione della persona, con un occhio di riguardo per chi si prepara ad essere consacrato religioso.</p>
<p>Gli articoli presentati spaziano dall&#8217;approfondimento in chiave psicologica delle varie età della vita, allo sviluppo della dimensione spirituale dell&#8217;individuo, per approdare finalmente al concetto di corporeità, analizzato da molteplici punti di vista.</p>
<p>Citando il titolo di alcuni articoli:<br />
- Il contatto corporale nella relazione di aiuto.<br />
- Alla ricerca di un rapporto riconciliato uomo-donna e marito-moglie.<br />
- Dio e il corpo.<br />
- Il senso dei sensi.<br />
- Corpo, piercing e tatuaggio.<br />
l&#8217;attenzione alla corporeità è evidente.</p>
<p>Eppure, leggendo questi articoli si avverte la sensazione di essere di fronte alla presenza di un concetto-base, costantemente ripreso ad ogni pagina: il corpo c&#8217;è per andare – fare qualcos&#8217;altro, da qualche altra parte, in qualche altro posto. Altrove.</p>
<p>Ne risulta una corporeità che punta verso l&#8217;Alto, ma ha perso per strada l&#8217;altro, di cui si occupa in quanto bisognoso, non in quanto “ altro da me “.</p>
<p>Se uomo è colui che si erge ( … e donna è colei che attrae?&#8230;. ) ed entra in relazione donandosi, allora il religioso, avendo scelto di andare oltre il corpo per entrare in comunione con Dio, si pone in un&#8217;altra dimensione rispetto al laico, chiamato invece alla progressiva incarnazione in sé stesso attraverso la fusione con l&#8217;altro da sé:<br />
“ <em>e i due saranno in una carne sola</em> “ ( vangelo di Marco, 10,8 )</p>
<p>La relazione con il divino del religioso si concretizza nell&#8217;aiuto ai fratelli, ma rimane comunque di là da venire, figura appunto di qualcos&#8217;altro ( il regno dei cieli ) rispetto alla relazione carnale, concreta, nel “qui e ora “, a cui è chiamato il laico.</p>
<p>Così, nonostante le buone intenzioni:</p>
<ul>
<li>il rapporto uomo – donna ( Tredimensioni, anno I, 1-2004; anno V, 2-2008 ) viene analizzato da un supposto versante affettivo, essendo ogni riferimento alla attrazione di base ( penetrare, essere penetrata ) semplicemente ignorato, demandato ad altre discipline, in primis la medicina. Questo tipo di analisi, ampiamente diffuso in ambito religioso, che considera <strong>istintivo</strong> ciò che invece per l&#8217;essere umano è assolutamente <strong>esperienziale</strong>, spiega ad esempio molto bene come nei corsi per fidanzati, organizzati per preparare il matrimonio cristiano, la tematica sessuale venga ormai affrontata solo dal medico: la relazione è diventata una malattia !</li>
<li>il corpo è l&#8217;entità a partire dalla quale tutto si dipana, ma è una entità comunque da superare ( Tredimensioni, anno IV, 2-2007), nonostante l&#8217;ammissione del concetto di corpo quale luogo da cui l&#8217;Io può dotarsi di una identificazione e individualità personale ;</li>
<li>L&#8217;Io ha un corpo ( Tredimensioni, anno V, 2-2008 ), e non quell&#8217;Io è quel corpo .</li>
</ul>
<p>“Affascinato “ dalla grazia di Dio, il religioso ne cerca la presenza e vuole donarsi a Lui. Potremmo dire che “ <strong>è un corpo in attesa</strong> “ di donarsi a Dio.</p>
<p>Per arrivare a questo, il cristianesimo si è dotato di una serie di strumenti pedagogici assolutamente inadatti al laico, il quale invece diviene il proprio corpo a mano a mano che “ fa esperienza “ del corpo dell&#8217;altro.</p>
<p>Purtroppo, tanta formazione religiosa ha preteso ( e pretende ) di utilizzare gli strumenti sviluppati per il clero anche per i laici, con il risultato di far apparire superabile, non essenziale e alla fin fine brutto tutto ciò che abbia a che fare con la corporeità.</p>
<p>Tredimensioni ha il merito di affrontare la dimensione della corporeità lasciandosi finalmente alle spalle la millenaria diffidenza ecclesiastica nei confronti del corpo, che tante sofferenze ha causato a tutti noi; rimane però ancora lontana dal riuscire a dar voce al laico che vive la propria dimensione umana fondendosi letteralmente con chi è altro da sé.<br />
Il corpo di cui si occupa la rivista è il corpo del religioso, il quale ne controlla le espressioni vitali in vista di un fine trascendente; in questo senso, l&#8217;accostamento della dimensione psichica a quella spirituale rappresenta il passaggio necessario per pervenire alla sublimazione della tensione verso l&#8217;altro da sé.</p>
<p>Il laico, invece, diviene sé stesso a mano a mano che fa esperienza ( nel senso di far proprio, fondendosi ) di tutto ciò che il religioso accoglie ma con il quale non entra in comunione: l&#8217;odore, il sudore, gli umori corporei, le lassità o rigidità, le forme, i sospiri, l&#8217;abbandono.</p>
<p><strong>Nel continuo assaporare l&#8217;esistenza dell&#8217;altro da sé, l&#8217;uomo si scopre corpo.</strong></p>
<p>A quando una pedagogia dell&#8217;amore coniugale, che evangelicamente aiuti l&#8217;uomo a divenire ciò che è: <strong>il perno, colui che si erge e apre il passaggio dell&#8217;amore, amore egli stesso?</strong></p>
<p><strong>Quando?</strong></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.eccehomo.it/2009/07/il-cristianesimo-ed-il-corpo-dal-sospetto-alla-psicologizzazione/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Periodo 2009-2012: L&#8217;immagine di sé in soggetti sani.</title>
		<link>http://www.eccehomo.it/2009/05/periodo-2009-2012-limmagine-di-se-in-soggetti-sani/</link>
		<comments>http://www.eccehomo.it/2009/05/periodo-2009-2012-limmagine-di-se-in-soggetti-sani/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 23 May 2009 10:54:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabio Faccin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Scripta manent]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.eccehomo.it/nuovo/?p=94</guid>
		<description><![CDATA[L&#8217;immagine motoria in soggetti sani
A distanza di alcuni anni, un altro lavoro che indaga la percezione della propria area pelvica, questa volta in soggetti sani; i risultati ottenuti confermano lo studio precedente ed evidenziano la necessità di inserire l&#8217;indagine sull&#8217;immagine motoria nella valutazione e nel trattamento delle disfunzioni del pavimento pelvico. Frutto di una Tesi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>L&#8217;immagine motoria in soggetti sani</strong></p>
<p>A distanza di alcuni anni, un altro lavoro che indaga la percezione della propria area pelvica, questa volta in soggetti sani; i risultati ottenuti confermano lo studio precedente ed evidenziano la necessità di inserire l&#8217;indagine sull&#8217;immagine motoria nella valutazione e nel trattamento delle disfunzioni del pavimento pelvico. Frutto di una Tesi di Laurea in Fisioterapia, questo studio non è stato registrato presso la S.I.A.E. e viene qui riprodotto per gentile concessione della dott.ssa Filippetto Gallina Consuelo, dopo essere stato adattato alle caratteristiche di questa rubrica.</p>
<p>Scarica il lavoro in formato Word cliccando <a href="http://www.eccehomo.it/wp-content/uploads/2010/05/immagine_motoria.doc">qui</a> (tasto destro e &#8220;Salva oggetto con nome&#8221;).</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.eccehomo.it/2009/05/periodo-2009-2012-limmagine-di-se-in-soggetti-sani/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Disturbi al sistema di contenimento-frazionamento: II parte.</title>
		<link>http://www.eccehomo.it/2009/05/disturbi-al-sistema-di-contenimento-frazionamento-ii-parte/</link>
		<comments>http://www.eccehomo.it/2009/05/disturbi-al-sistema-di-contenimento-frazionamento-ii-parte/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 23 May 2009 10:37:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabio Faccin</dc:creator>
				<category><![CDATA[In primo piano]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.eccehomo.it/nuovo/?p=84</guid>
		<description><![CDATA[Disturbi al sistema di contenimento-frazionamento: II parte.
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.eccehomo.it/wp-content/uploads/2010/05/contenimentofrazionamento2.doc">Disturbi al sistema di contenimento-frazionamento: II parte.</a></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.eccehomo.it/2009/05/disturbi-al-sistema-di-contenimento-frazionamento-ii-parte/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Strumenti di bordo</title>
		<link>http://www.eccehomo.it/2008/10/strumenti-di-bordo/</link>
		<comments>http://www.eccehomo.it/2008/10/strumenti-di-bordo/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 22 Oct 2008 16:00:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabio Faccin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Un libro per ogni stagione]]></category>
		<category><![CDATA[corpo]]></category>
		<category><![CDATA[viaggio]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.eccehomo.it/nuovo/?p=45</guid>
		<description><![CDATA[Strumenti di bordo
Dopo questi primi anni di “viaggio”, è forse opportuno effettuare un bilancio di quanto finora scoperto, per poi ripartire più consapevolmente verso altri mari, ed altri uragani.

Io sono il mio corpo, il mio corpo sono io.
Modellato nel suo svilupparsi da spinte genetiche e ambientali, il corpo è strutturato per puntare verso l’alto ( [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Strumenti di bordo</strong></p>
<p>Dopo questi primi anni di “viaggio”, è forse opportuno effettuare un bilancio di quanto finora scoperto, per poi ripartire più consapevolmente verso altri mari, ed altri uragani.<br />
<span id="more-45"></span></p>
<p><strong>Io sono il mio corpo, il mio corpo sono io.</strong></p>
<p>Modellato nel suo svilupparsi da <strong>spinte genetiche e ambientali</strong>, il corpo è strutturato per <strong>puntare verso l’alto</strong> ( siamo gli unici esseri viventi bipedi, la struttura dei nostri sistemi neurovegetativi – i chakra del pensiero Indiano – rimanda ad un modello verticale, che dai piedi e dal bacino sale verso la testa ), e per <strong>andare verso l’altro</strong> ( la nostra coordinazione motoria segue un andamento complesso – i meridiani scoperti dai saggi Cinesi – che estrinseca all’esterno, sulla pelle, le continue variazioni energetiche e funzionali degli organi interni ).</p>
<p>La <strong>forza</strong> che ci è stata donata per affrontare l’esistenza ha un limite, e va consumandosi col passare degli anni; nell’espressione della sessualità ne possiamo scorgere le variazioni ed indovinarne il punto di consunzione.</p>
<p>Abitiamo un mondo sempre più <strong>tecnologico</strong>, dove per tecnologico si intende il modo unicamente umano di modificare l’ambiente naturale per costruirne uno a propria misura, stante l’estrema vulnerabilità del nostro organismo rispetto a quello degli altri esseri viventi.</p>
<p>Ma questa tecnologizzazione progressiva comporta un paradossale impoverimento dell’andare verso l’altro e del puntare verso l’alto, cioè del modo umano di vivere. La vita e la morte, il sesso e l’ascesi, il lavoro e le feste, il tempo e lo spazio, che dal corpo del primitivo si irradiavano e prendevano forma <strong>scambiandosi</strong> incessantemente, nel tempo moderno sopravvivono come entità autonome e perciò inumane, per cui la vita diventa una realtà assoluta che si contrappone alla morte, come la sessualità alla spiritualità ecc., con l’unico risultato che la nostra società, apparentemente gaudente, gronda di realtà tragiche, mentre viviamo una esistenza “ pornografica “ che ci ha tolto il piacere dello spirito; dove il lavoro è divenuto fatica da sopportare in attesa del giorno di festa, mentre non abbiamo più tempo e non sappiamo più far spazio, né per noi né per gli altri.</p>
<p>E’ la fine della <em>società dello scambio</em>, tanto cara alle popolazioni primitive, e l’inizio della <em>società del valore</em>, sempre troppo grande, troppo lontano, impossibile da raggiungere compiutamente.</p>
<p><strong>Questa è la malattia dell’Occidente: tutto ha un valore, ed in quanto vale è misurabile: ergo, è vero solo ciò che si può misurare.</strong></p>
<p>La progressiva egemonia del sapere razionale a scapito dell’inaridirsi della sapienza emotiva inizia fin dal primo apparire del genere umano, come tentativo di circoscrivere e contenere i disagi del vivere, per poi finire con il ridurre tutta la vicenda umana a qualcosa di contabilizzabile, spingendo ai “ margini “ tutto ciò che è personale, individuale, unico, a favore di una astratta omogeneizzazione dell’esistenza, per renderla in qualche modo controllabile. L’uomo, da essere vivente che punta verso l’alto ( verso l’Altro?) e va verso l’altro, viene ridotto prima a macchina e poi, in tempi recenti, ad “ animale dotato di computer “, e la richiesta di senso ( <em>chi sono io?</em> ) che da sempre ne indirizzava l’esistenza, da espressione di una cultura diviene problema individuale, in ciò stesso nascosto, stato d’animo destinato a venire rimosso in quanto dato emotivo e quindi contrastante con tutto ciò che è misurabile.</p>
<p><strong>Ipertrofia del cognitivo e regressione del sentimento per cui, al paziente che chiede il “ perché “ della malattia, il medico risponde in maniera “ tecnica “ eludendo, attraverso l’uso di argomentazioni apparentemente razionali ma in realtà incomprensibili, la richiesta di senso evocata dal malato. Il risultato, ancor più paradossale, è che nella nostra epoca il dolore, il male, la malattia hanno assunto una dimensione decisamente più grande di quella che avevano in passato, colpendoci non più in maniera palese come succedeva un tempo, ma permeando sottilmente tutta la nostra esistenza: la ricerca di senso, da problema primario che indirizzava la vita, diviene sotterranea angoscia del vivere pronta a riemergere, deflagrando, non appena ci si “ammala “.</strong></p>
<p>Ma la ricerca di senso, in quanto desiderio primario, non può rimanere inevasa: ne cogliamo la presenza dal moltiplicarsi di convegni e ricerche sul tema dell’affettività, piuttosto che sull’importanza sempre maggiore accordata all’empatia nel rapporto con la persona ammalata, per non parlare della frequentazione, da parte di adulti di ogni età, di corsi sulla “ corporeità “ che ormai si possono trovare in ogni palestra sportiva, ecc., ecc..</p>
<p>La scienza vive della sospensione del senso, ed è giusto che sia così; all’inizio del III millennio l’uomo ha a disposizione strumenti tecnologici inimmaginabili rispetto ai propri predecessori per poter vivere più consapevolmente e piacevolmente l’esistenza.</p>
<p>Contemporaneamente, l’approfondimento del proprio “ <strong>sentire</strong> “ gli appare sempre più necessario, non solo per poter meglio immaginare gli effetti del suo fare, ma anche per comprendere più compiutamente il proprio dolore e assaporare pienamente la gioia di vivere.</p>
<p>Quella che è cambiata, rispetto ad un tempo, è la modalità di fare esperienza dei nostri stati affettivi: provare un sentimento o un’emozione, essere travolti da una passione, non sono certo stati del nostro essere dati a priori, è necessario un continuo lavoro di approfondimento personale per portarne alla luce la presenza; ma questo scavare non si manifesta più come un accostarsi paziente alla realtà delle cose per coglierne l’intimità più profonda, quanto piuttosto come un viaggiare veloce tra le esperienze più disparate, cogliendo, da ognuna di esse, lo slancio per andare altrove.</p>
<p><strong>Fare “ surf “ fra le onde della vita</strong>, temendo la profondità di un concetto come un crepaccio che non porterebbe a nulla se non all’annientamento del movimento, e quindi dell’esistenza.</p>
<p>La riconoscenza per essere stati messi al mondo, i vari strati del sentire che ci abitano, la natura anonima e impersonale dell’odio che può sfiorarci, i “ picchi “ di luce e di ombra che dobbiamo attraversare per divenire consapevoli dei nostri sentimenti, divengono realtà a mano a mano che ci mettiamo in movimento e andiamo verso l’altro.</p>
<p>Fare esperienza muovendosi, cioè muovendo il proprio corpo: corpo maschile, corpo femminile.</p>
<p>A questo punto però, anche il filosofo e l’antropologo sembrano confondersi quando, nel descrivere il movimento umano, pongono l’uomo e la donna sullo stesso piano, <em>come se essere fatti in maniera diversa non ci rendesse diversi</em>. Purtroppo, la percezione di sé che più difetta all’uomo moderno è proprio quella di sé in quanto maschio: con un padre spesso assente, immerso in un ambiente effeminato, costretto a contenere la propria originaria foga maschile ( che ovviamente si scaricherà poi in gesti tragici ), l’uomo del III millennio ha un bisogno vitale di sentirsi prima di tutto “ <strong>homo</strong> “, poiché tutto attorno a sé sembra condurlo ad un insensato rimescolamento di generi.</p>
<p>Così, se prima di ogni salto è necessario flettere le ginocchia, ritirandosi apparentemente dal mondo per poi poterci entrare di slancio, così il ritiro nel bosco, <strong>la riscoperta del nostro lato selvaggio</strong> diviene un passaggio essenziale per il formarsi dell’animo umano e per divenire compiutamente uomini.</p>
<p>Odore di resina e di selvatico, rumori lontani portati dal vento, lampi di luce tra le foglie che scoprono bacche saporose, il bosco ci permette di liberare la nostra forza Fallica, il nostro esporci e correre verso il mondo.</p>
<p><strong>Essere maschi significa primariamente essere capaci di ergersi, di puntare in alto, donando se stessi per riappropriarsi della originaria modalità di manifestare un sentimento attraverso il corpo, il nostro corpo, così diverso rispetto a quello della donna.</strong></p>
<p><strong>Orientarsi verso l&#8217;altro carnalmente, fidarsi del proprio corpo, divenire il proprio corpo, con quella riconoscenza per essere stati concepiti e poi messi al mondo che non è mai data a priori, ma va maturata nel tempo, facendone esperienza muovendosi.</strong></p>
<p><strong>Il movimento verso l&#8217;altro da sé come sentimento primario.</strong></p>
<p><strong>Fare esperienza muovendosi. Fermarsi è malattia.</strong></p>
<p><strong>Ora possiamo ripartire.</strong></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.eccehomo.it/2008/10/strumenti-di-bordo/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Disturbi al sistema di contenimento-frazionamento: I parte.</title>
		<link>http://www.eccehomo.it/2008/05/disturbi-al-sistema-di-contenimento-frazionamento-i-parte/</link>
		<comments>http://www.eccehomo.it/2008/05/disturbi-al-sistema-di-contenimento-frazionamento-i-parte/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 23 May 2008 10:36:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabio Faccin</dc:creator>
				<category><![CDATA[In primo piano]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.eccehomo.it/nuovo/?p=81</guid>
		<description><![CDATA[Disturbi al sistema di contenimento-frazionamento: I parte.
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.eccehomo.it/wp-content/uploads/2010/05/contenimentofrazionamento.doc">Disturbi al sistema di contenimento-frazionamento: I parte.</a></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.eccehomo.it/2008/05/disturbi-al-sistema-di-contenimento-frazionamento-i-parte/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Il corpo orientato: III parte</title>
		<link>http://www.eccehomo.it/2008/05/il-corpo-orientato-iii-parte/</link>
		<comments>http://www.eccehomo.it/2008/05/il-corpo-orientato-iii-parte/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 22 May 2008 15:52:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabio Faccin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Un libro per ogni stagione]]></category>
		<category><![CDATA[essere uomini]]></category>
		<category><![CDATA[maschio]]></category>
		<category><![CDATA[risè]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.eccehomo.it/nuovo/?p=42</guid>
		<description><![CDATA[ESSERE UOMINI
C. Risè
12,5 x 19, 127 pag.
Edizioni red! – 2002
Che cosa vuol dire &#8220;divenire se stessi&#8221;?
Questa è la domanda che ci sta accompagnando nel nostro viaggio culturale teso alla comprensione della corporeità.
Nella recensione precedente, Claudio Risè aveva reso consapevoli noi maschi della necessità di tornare ad attingere alle forze primordiali della natura per ritrovare sé [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>ESSERE UOMINI<br />
C. Risè<br />
12,5 x 19, 127 pag.<br />
Edizioni red! – 2002</strong></p>
<p>Che cosa vuol dire &#8220;divenire se stessi&#8221;?<br />
Questa è la domanda che ci sta accompagnando nel nostro viaggio culturale teso alla comprensione della corporeità.<br />
Nella recensione precedente, Claudio Risè aveva reso consapevoli noi maschi della necessità di tornare ad attingere alle forze primordiali della natura per ritrovare sé stessi.<br />
Con &#8220;Essere uomini&#8221;, l’autore dà un senso a questa <strong>immersione nel bosco</strong>, necessaria per riscoprire il proprio Fallo ( proprio con la maiuscola, a sottolinearne l’importanza ), che nel suo ergersi simboleggia tutto il vissuto dell’uomo.<br />
<span id="more-42"></span></p>
<p>E, di vera e propria riscoperta si tratta, visto il tipo di società nella quale viviamo, fortemente improntata ad avvolgere l’uomo in un mortifero abbraccio &#8220;mammone&#8221;.</p>
<p>&#8220;<em>L’uomo occidentale è diventato, per ora, più ricco. Ma ha perso la forza e la sicurezza, oltre che il piacere, del proprio fallo, dell’aspetto più profondo, e fondativo della propria identità maschile.<br />
La tragedia dell’Occidente, il suo cupo inabissarsi tra montagne di merci inutili che, divenute subito spazzatura, conquistano alla propria natura di rifiuti il corpo degli umani, quello della terra e degli animali, e le stesse parole e opere artistiche dell’uomo ( divenute ormai merci rapidamente deperibili, trash ), si accelera paurosamente quando l’essere umano, di genere maschile, smette di trasmettere al giovane maschio e al figlio il piacere e il vincolo di donare. Quando la figura paterna, da chiunque rappresentata, cessa di iniziare i giovani maschi all’esercizio più pieno della dimensione fallica e smette di insegnare loro a prendersi cura degli altri e del loro sviluppo</em>&#8221; ( pag. 111 – 112 ).</p>
<p>Inibire, costringere al silenzio la forza fallica, non voler accettare il simbolo di cui il Fallo è portatore, il suo esporsi, lanciarsi, il suo gettare nel mondo la propria energia maschile significa infatti far morire l’umanità intera, che non può sopravvivere quando uno dei due poli nei quali si articola cessa di svolgere il compito per il quale è stato concepito.</p>
<p>Urge una vera e propria educazione ad essere maschi, perché maschi non si nasce, si diventa, passando attraverso continue iniziazioni che hanno il compito di renderci consapevoli della nostra corporeità, di quel nostro essere &#8220;altro&#8221; dal corpo di nostra madre.<br />
Attraverso ripetuti &#8220;tagli di cordone ombelicale&#8221;, il bambino, l’adolescente, il giovane maschio si scoprono portatori di una forza che li aiuta non solo ad andare avanti, ma ad andare in una precisa direzione, in un senso appunto.</p>
<p>&#8220;<em>Scopri allora che la tua vita ha un senso, una direzione, e un interesse, proprio in quanto è la tua propria vita, di te come essere umano, di genere maschile.<br />
Il senso è legato, anche, a quel segno che hai sul tuo corpo.<br />
Che non è un oggetto ridicolo, e non è neppure solo un segno. Ma è proprio un simbolo, quello del Fallo, la rappresentazione massima della forza vitale di cui sei portatore. Il significante massimo, il simbolo dei simboli. Che tu devi imparare a conoscere, di cui devi amministrare il sapere, perché ad esso corrisponde il tuo potere.<br />
Il Fallo ti insegna. Innanzi tutto, quando da pene diventa appunto Fallo, simile a quello graffito nelle caverne o sugli ascensori, e punta verso l’<strong>alto</strong>. E così ti dice subito che il tuo potere specifico, di maschio, non è il potere sugli altri, quello a cui pensano appunto gli schiavi appena liberati. O le donne quando si mettono a fare i maschi: proprio perché il Fallo non ce l’hanno, lo scimmiottano, lo interpretano per ciò che sembra, da fuori, e non per ciò che è, da dentro.<br />
Il potere sugli altri non importa a nulla a te in quanto maschio; lo desideri solo quando diventi insicuro, debole, spaventato.<br />
Ciò che invece importa davvero, e da cui dipende il senso della tua vita, è il <strong>potere su di te</strong>. Il poter far crescere ed esprimere il tuo sapere. O semplicemente le tue qualità: la tua forza, la tua intelligenza, la tua intuizione. Il seme di cui tu sei portatore, in quanto portatore di Fallo, e di cui il mondo può servirsi, nutrirsi. Farlo circolare, scambiare, ma soprattutto <strong>donarlo</strong>. E’ questa la tua vocazione e la tua condanna</em>&#8221; ( pag. 24 ).</p>
<p>Essere maschi significa primariamente essere capaci di ergersi, di puntare in alto, donando se stessi.</p>
<p>Ma <strong>sollevare la testa e donare</strong> sono due gesti che fanno a pugni con la società moderna: <em>( nella nostra società ) non puoi avere come simbolo il Fallo, la cui forza psichica rappresenta energia gettata, donata, sparsa senza calcolo, ed essere avido e avaro, come deve essere l’homo oeconomicus teorizzato da Adam Smith, l’eroe calcolatore del capitalismo trionfante. Per passare dall’antieconomica generosità fallica all’avarizia liberista, devi prima far fuori quel simbolo ingombrante, il Fallo, appunto</em> ( pag. 27 ).</p>
<p>Così, il Fallo è stato retrocesso a semplice pene, entità anatomica apparentemente certa, in realtà appendice corporea svuotata di ogni forza propria.<br />
Il bombardamento continuo di immagini erotizzanti, la natura esplicitamente pornografica di gran parte della pubblicità hanno lo scopo di azzerare la dimensione carnale del nostro vivere, per sostituirla con una realtà virtuale, &#8220;pensata&#8221; e, in quanto tale, finta.<br />
All’interno di questa realtà virtuale, noi ci muoviamo ormai non più come donatori di senso, ma come lavoratori – consumatori, che lavorano sempre di più per poi consumare sempre di più.</p>
<p>I nuovi schiavi, senza nemmeno la coscienza di essere tali.</p>
<p><strong>Ma come è potuto accadere questo?</strong></p>
<p>Claudio Risè descrive molto bene il cammino percorso negli ultimi duecento anni dal maschio occidentale, costretto ad abbandonare i propri simboli per divenire un’appendice della “ macchina “ che si era illuso di poter governare, divenendo il maschio pene-portafoglio-automobile, quello che si vergogna di essere se stesso.</p>
<p>Né le cure a cui si è rivolto sembrano averlo aiutato:</p>
<p>- non gli basta l’approccio psicoterapeutico ( cfr. primavera 2004 A. Miller ), perché tutte le terapie del pensiero si sviluppano a partire dalla divisione mente – corpo, mentre mai come oggi l’uomo avverte di essere uno e indivisibile;</p>
<p>- percepisce insufficiente l’aiuto filosofico ( autunno 2004, U. Galimberti ) perché, pur superando finalmente ogni dualismo, il filosofo moderno quando parla dell’uomo evita di avventurarsi in ciò che differenzia il maschio dalla femmina, descrivendo un’umanità apparentemente sola con sé stessa, prigioniera della cultura da essa stessa creata;</p>
<p>- nemmeno l’oriente offre una risposta esaustiva, stretto com’è tra la spinta a fuggire dal mondo proposta dalla cultura dell’ India ( primavera 2005 ) e la continua ricerca di un equilibrio impossibile, propria del pensiero Cinese ( autunno 2005 ).</p>
<p>Prigioniero di pulsioni mal gestite ( primavera 2006, &#8220;Il ventre, la danza e il tantra&#8221; ) e necessità del mondo tecnologico ( autunno 2006, &#8220;Psiche e techne&#8221; ) , l’uomo moderno sta divenendo rapidamente un androgino zombie.<br />
<strong><br />
Ma, ritrovare sé stessi è possibile, a patto di riappropriarsi della originaria diversità esistente tra maschio e femmina, con il loro diverso modo di sentire, di provare un sentimento: il sentimento come base dell’essere, come modalità principale per viaggiare nel mondo ( primavera 2007, R. De Monticelli, A. Baricco ), che nasce, si sviluppa e permette all’essere umano di guardare in faccia il proprio lato selvatico ( autunno 2007, C. Risè ).</strong></p>
<p><strong>Il corpo come manifestazione del sentimento.</strong></p>
<p><strong>Ritrovare sé stessi per orientarsi verso l’altro.</strong></p>
<p>Ritrovare se stessi, per noi maschi, significa ritrovare il proprio fallo, anzi, il Fallo:</p>
<p>- perchè ci insegna concretamente, e carnalmente, a puntare in alto rimanendo saldamente ancorati alla terra;</p>
<p>- perchè ci mette di fronte alla nostra forza, per sua natura altalenante e bisognosa di pause, prima di lanciarsi verso nuove sfide;</p>
<p>- perchè risveglia in noi la figura dell’errante, del nomade, che silenziosamente ci libera dai legami del consumistico mondo in cui viviamo;</p>
<p>- perchè fa emergere in tutto il suo splendore il guerriero che è in noi, che magari nel suo impeto sbaglia, ma che ci permette di creare, anche attraverso il conflitto, uno spazio di libertà;</p>
<p>- perchè, infine, ci rende consapevoli della capacità donativa maschile, di quel gettare senza riserve il proprio seme nel mondo per farlo germogliare.</p>
<p><strong><em>Orientarsi verso l’altro carnalmente, fidarsi del proprio corpo, divenire il proprio corpo, con quella riconoscenza per essere stati concepiti e poi messi al mondo che non è mai data a priori, ma va maturata nel tempo, facendone esperienza muovendosi.<br />
Muoversi verso il bosco e lì perdersi, liberarsi</em>.</strong></p>
<p><strong><em>Trovare in esso gli odori, i sapori, i rumori, i contatti, le visioni che nutrono il cuore.</em></strong></p>
<p><strong><em>Così da poter guardare in faccia i propri lati oscuri e la solitudine che li accompagna, e sentirsi uomini in cammino, guerrieri erranti pronti a donare la vita, capaci di puntare in alto perché consapevoli della propria forza e del suo destino.</em></strong></p>
<p><strong><em>Il movimento verso l’altro da sé come sentimento primario.</em></strong></p>
<p><strong><em>Fare esperienza muovendosi.</em></strong></p>
<p><strong><em>Fermarsi è malattia.</em></strong></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.eccehomo.it/2008/05/il-corpo-orientato-iii-parte/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Il corpo orientato: II parte</title>
		<link>http://www.eccehomo.it/2007/10/il-corpo-orientato-ii-parte/</link>
		<comments>http://www.eccehomo.it/2007/10/il-corpo-orientato-ii-parte/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 22 Oct 2007 15:47:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabio Faccin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Un libro per ogni stagione]]></category>
		<category><![CDATA[il maschio selvatico]]></category>
		<category><![CDATA[mascolinità]]></category>
		<category><![CDATA[risè]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.eccehomo.it/nuovo/?p=40</guid>
		<description><![CDATA[IL MASCHIO SELVATICO
C. Risè
12,5 x 19, 166 pag.
Edizioni red! – 2002
&#8220;Fare esperienza muovendosi.&#8221; Con queste parole si concludeva la recensione precedente ( cfr. primavera 2007 ) cogliendo, nella tensione emotiva che trapelava dagli scritti di Roberta De Monticelli e di Alessandro Baricco, l&#8217;inquietudine di chi cerca di comprendere la trasformazione del senso del corpo a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>IL MASCHIO SELVATICO<br />
C. Risè<br />
12,5 x 19, 166 pag.<br />
Edizioni red! – 2002</strong></p>
<p>&#8220;<strong>Fare esperienza muovendosi.</strong>&#8221; Con queste parole si concludeva la recensione precedente ( cfr. primavera 2007 ) cogliendo, nella tensione emotiva che trapelava dagli scritti di Roberta De Monticelli e di Alessandro Baricco, l&#8217;inquietudine di chi cerca di comprendere la trasformazione del senso del corpo a cui tutti siamo sottoposti, in questo inizio di III millennio.<br />
<span id="more-40"></span></p>
<p>Il cambiamento in corso, che da una parte ci chiama ad approfondire la nostra percezione emotiva ( De Monticelli ) e dall&#8217;altra ci invita a sperimentare la molteplicità delle esperienze corporee garantite dall&#8217;evoluzione tecnologica ( Baricco ) rischia di travolgerci se prima non abbiamo almeno in parte compreso chi siamo.<br />
Per questo abbiamo iniziato, attraverso le recensioni precedenti, un percorso culturale tra le varie società umane, trovando in ognuna di esse la testimonianza del tentativo di comprendere il proprio corpo, cioè noi stessi.<br />
Ovunque, tranne che in Occidente, abbiamo incontrato modelli interpretativi del vivere fortemente chiusi in sé stessi, nei quali ogni attività umana è stata nel tempo rigidamente codificata.<br />
Proprio tale rigidità è risultata essere alla fine il freno allo sviluppo di queste culture, incapaci di adattarsi all&#8217;evoluzione tecnologica.</p>
<p>Così, mentre l&#8217;Occidente, impaurito dal proprio sviluppo, viene sempre più attratto da tutto ciò che in qualche modo si rifà ad una dimensione apparentemente meno tecnica del vivere ( nei decenni scorsi l&#8217;India, poi il sud del mondo; ora è &#8220;in arrivo” la Cina ), il resto della popolazione mondiale va abbandonando le proprie antiche regole per passare dalla cultura tradizionale a quella tecnologica.</p>
<p>A soffrire maggiormente di questo disorientamento sembra essere il maschio Occidentale, stretto tra le richieste dell&#8217;ambiente in cui vive ( cfr &#8220;Psiche e techne&#8221; ) e un sempre più evidente bisogno di re-identificarsi.</p>
<p><strong>L&#8217;uomo del III millennio ha un bisogno vitale di sentirsi prima di tutto maschio, poichè tutto attorno a sé sembra condurlo ad un insensato rimescolamento dei generi.</strong></p>
<p>La figura che è venuta a mancare ( complici due guerre mondiali che hanno ucciso milioni di uomini e uno sviluppo tecnologico senza precedenti che prevede, per il suo funzionamento, la intercambiabilità totale tra maschi, femmine e macchine), è stata quella del <strong>padre</strong>.<br />
La figura che, con la sua sola presenza, colloca il figlio nel mondo, trasmettendogli l&#8217;identità.<br />
Afferma infatti Claudio Risè, in questo suo splendido saggio: &#8221; <em>Non c&#8217;è dubbio che senza la capacità, l&#8217;iniziativa espressa dalle donne negli ultimi quarant&#8217;anni, sia nella famiglia sia nella società, la situazione sarebbe molto peggiore per tutti, a cominciare dai maschi.<br />
Tuttavia ci sono molte cose, indispensabili a una piena vita maschile, che una donna non può trasmettere. Si tratta, in particolare, dell&#8217;istinto maschile, che la donna non ha.<br />
Ci sono donne che hanno insegnato a uomini-bambini a essere coraggiosi, ad avventurarsi nella natura, a girare il mondo, a rischiare per le proprie idee. Che hanno cercato di trasmettere loro le figure interiori del guerriero ( che difende, a rischio della vita, i confini del suo territorio, anche psicologico ), del cacciatore ( che cerca l&#8217;animale, l&#8217;istinto, lo cattura, lo mangia, lo introietta ), dell&#8217;amante ( che ama il femminile nella sua bellezza e diversità, e lo onora ).<br />
Ci sono anche uomini-figli che hanno imparato tutto questo.<br />
Ma nella loro relazione con la propria identità maschile è rimasto un buco che li rende in qualche modo vacillanti. E&#8217; un vuoto pieno di nostalgia, di un amore che non può esprimersi.<br />
L&#8217;amore per il padre che non c&#8217;è stato.<br />
Una figura che silenziosamente, senza parole, con la sola vicinanza fisica, portando il figlio nei suoi luoghi amati, gli trasmetta personalmente le immagini indispensabili affinché la sua vita possa continuare nella gioia: il viaggiatore in terre sconosciute, l&#8217;eremita, l&#8217;amante.<br />
Solo attraverso la trasmissione personale, l&#8217;iniziazione al maschile passata da un uomo all&#8217;altro, il giovane integra in sé, naturalmente, il tono affettivo maschile. Ed entra in sintonia reale e profonda col mondo degli uomini.<br />
Altrimenti la situazione è quella del sogno, descritto da Robert Bly, di un giovane cresciuto in un ambiente dominato da figure femminili. Il giovane sogna di correre in un branco di lupe. Il branco arriva al fiume. Le lupe si sporgono sull&#8217;acqua che riflette la loro immagine. Anche il giovane guarda, ma non vede nulla. La sua identità maschile, nel viaggio con queste donne forti e coraggiose, non ha potuto formarsi: lo specchio della natura non la riflette </em>&#8221; (pag. 129 – 130 ).</p>
<p>Solo un uomo è in grado di trasmettere la propria mascolinità ad un altro uomo: di fronte alla trasmissione esperienziale ( &#8221; di padre in figlio &#8221; ) la divisione mente-corpo e tutte le &#8221; psicologie &#8221; ritrovano la loro giusta collocazione, quella cioè di rappresentare dei modelli interpretativi del nostro vissuto, non il vissuto in toto.</p>
<p>Solo il padre è in grado di fornire al figlio la forza per superare la paura di vivere, &#8221; raccontandogli &#8221; sé stesso, portandolo nel bosco ad attingere alle forze della natura, quelle forze che, da sempre, nutrono la parte selvatica che è in noi.<br />
Queste considerazioni, apparentemente ovvie, vengono poi smentite dalla quotidianità: ogni giorno assistiamo alla rappresentazione di un maschio che ha paura di sé stesso.</p>
<p><strong>Abbiamo paura di venire emarginati all&#8217;interno della società in cui viviamo, facilmente ne diventiamo dipendenti, in una sorta di prolungamento infinito dell&#8217;attaccamento alla figura materna. Al di là della apparente rincorsa al successo e al denaro, ci intimorisce la percezione di dover affrontare delle vere e proprie iniziazioni, a cui la nostra società non ci prepara più.</strong></p>
<p>E così, cullati da un tessuto sociale sempre &#8221; più mammone &#8220;, cominciamo ad aver paura della nostra stessa forza, di quell&#8217;essere <strong>selvatici</strong> che è l&#8217;essenza dell&#8217;essere maschi.<br />
Claudio Risè illustra sapientemente questi concetti dando al lettore, attraverso l&#8217;utilizzo delle saghe medioevali, anche alcuni strumenti per ritrovare sé stesso, a partire dal contatto rinnovato e ritrovato con la natura.</p>
<p>&#8220;<em>Il giovane maschio, specie se inserito in una situazione sociale che preferisce il manierismo alla spontaneità, ha un bisogno vitale di entrare nello spazio fisico e psicologico del selvatico.<br />
Senza questa iniziazione al lato oscuro dell&#8217;energia maschile, l&#8217;uomo soffre di un vuoto.<br />
Che può manifestarsi direttamente in forma di depressione, come accade con sempre maggiore frequenza dall&#8217;inizio degli anni Novanta. Oppure può manifestarsi con i toni e i modi della mania: il maschio &#8221; vuoto &#8221; sarà in questo caso in movimento continuo, per non affrontare mai il buco che sente dentro di sé.<br />
In entrambi i casi l&#8217;uomo soffre di una nostalgia. Il selvatico è lontano, e con lui una parte dell&#8217;energia maschile senza la quale un uomo non può vivere con pienezza la propria esistenza </em>( pag. 79 ).</p>
<p>Il bosco come sistema passante ( cfr. primavera 2007 ), come luogo generante e iniziatico, dove la forza presenta i suoi lati più oscuri, il suo pulsare ritmico e altalenante in cui immergersi fino a ritrovare il proprio OM SELVAREK, il proprio lato selvatico e, attraverso questo passaggio, divenire compiutamente uomini.</p>
<p><strong>Muoversi verso il bosco e lì perdersi, liberarsi.<br />
Trovare in esso gli odori, i sapori, i rumori, i contatti, le visioni che nutrono il cuore.<br />
Così da poter guardare in faccia i propri lati oscuri e la solitudine che li accompagna, e sentirsi uomini in cammino.</strong></p>
<p>Il nostro concetto-guida ( cfr. primavera 2007 ) diventa così:</p>
<p><strong>Orientarsi verso l&#8217;altro carnalmente, fidarsi del proprio corpo, divenire il proprio corpo, con quella riconoscenza per essere stati concepiti e poi messi al mondo che non è mai data a priori, ma va maturata nel tempo, facendone esperienza muovendosi.<br />
Muoversi verso il bosco e lì perdersi, liberarsi.<br />
Trovare in esso gli odori, i sapori, i rumori, i contatti, le visioni che nutrono il cuore.<br />
Così da poter guardare in faccia i propri lati oscuri e la solitudine che li accompagna, e sentirsi uomini in cammino.</strong></p>
<p><strong>Il movimento verso l&#8217;altro da sé come sentimento primario.</strong></p>
<p><strong>Fare esperienza muovendosi. Fermarsi è malattia.</strong></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.eccehomo.it/2007/10/il-corpo-orientato-ii-parte/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Disturbi al sistema di acquisizione delle informazioni e di orientamento nel mondo: il dolore cervicale.</title>
		<link>http://www.eccehomo.it/2007/05/disturbi-al-sistema-di-acquisizione-delle-informazioni-e-di-orientamento-nel-mondo-il-dolore-cervicale/</link>
		<comments>http://www.eccehomo.it/2007/05/disturbi-al-sistema-di-acquisizione-delle-informazioni-e-di-orientamento-nel-mondo-il-dolore-cervicale/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 23 May 2007 10:34:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabio Faccin</dc:creator>
				<category><![CDATA[In primo piano]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.eccehomo.it/nuovo/?p=78</guid>
		<description><![CDATA[Disturbi al sistema di acquisizione delle informazioni e di orientamento nel mondo: il dolore cervicale.
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.eccehomo.it/wp-content/uploads/2010/05/Il_dolore_cervicale.doc">Disturbi al sistema di acquisizione delle informazioni e di orientamento nel mondo: il dolore cervicale.</a></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.eccehomo.it/2007/05/disturbi-al-sistema-di-acquisizione-delle-informazioni-e-di-orientamento-nel-mondo-il-dolore-cervicale/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>
